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Ayrton Senna |
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La storia di un grande campione
"Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita." Ayrton Senna è nato il 21 marzo 1960 a San Paolo. La sua famiglia godeva di uno stile di vita superiore alla media delle famiglie brasiliane e Ayrton ricorderà sempre l'importanza della tranquillità, anche economica, e dell'affetto ricevuto per la sua crescita e la sua maturazione umana e sportiva. All'età di quattro anni il padre gli costrui un piccolo go-kart, con un motore da 1cv. Presto imparò a utilizzare al meglio il motore cercando di spingerla al limite. Ayrton partecipa ad otto anni alla sua prima corsa non ufficiale: "Avevo solo otto anni e la maggior parte degli altri concorrenti ne avevano 15, 18 o anche 20. Le posizioni venivano determinate sulla griglia tramite un sorteggio. Mettevano dei pezzetti di carta con su scritti dei numeri in un casco. Poiché ero il più giovane, fui il primo a estrarre. Ho preso il numero uno." Pole position! era scritto nel suo destino! Nel 1973 Ayrton fece il suo debutto in una gara e conquisto la prima vittoria della sua carriera. Correva sempre con il numero 42, e con un casco giallo dipinto, inizialmente con una striscia verde alla quale poi ne aggiunse una blu, i colori della bandiera brasiliana, simbolo del suo paese e della sua gente. All età di 17 anni vinse il suo primo titolo internazionale. Senna segnò profondamente il modo di correre in kart, e la sua tecnica è adottata universalmente ancor oggi: da sempre i piloti, nei lunghi rettilinei, bloccano il condotto del carburatore con la mano destra per arricchire la miscela e lubrificare meglio il cilindro con più benzina ma poi mettono di nuovo entrambe le mani sul volante per affrontare le curve. Ayrton invece era in grado di farlo anche in curva, sfruttandone i vantaggi in uscita. Il passo successivo sulla scena internazionale è la partecipazione al campionato del mondo del 1978 a Le Mans in Francia. Ayrton non aveva dubbi, per diventare un pilota di F1 doveva lasciare il Brasile, la sua famiglia, i suoi amici, per trasferirsi nella patria dell'automobilismo: l'Inghilterra. La scelta sulla categoria cadde sulla Formula Ford, eccezionale nel mettere tutti i piloti sullo stesso piano grazie al motore unico. Le porte della Formula 1 si aprono nel 1984. Inizio la sua carriera con una Toleman, poi passò alla Lotus-Renault e nel 1988 passa alla McLaren, qui il suo primo titolo mondiale in F1. Il 1994 segna il passaggio di Ayrton alla Williams: Senna dispone di una monoposto superiore alla concorrenza, ma lo stesso pilota alle prime prove smentisce e sorprende tutti avvertendo di incontrare difficoltà nella gestione della nuova vettura; la scuderia rivale in quell'anno è la Benetton, rappresentata dal giovane talento tedesco Michael Schumacher, che alla fine della stagione sarà campione. La terza gara si corre ad Imola, nel GP di San Marino. Il mese di Maggio era appena iniziato quando la Williams del brasiliano si era rifiutata di voltare per uno di quegli scherzi del destino che nelle corse non dovrebbero mai accadere e che invece sono sempre dietro l'angolo: un guasto tecnico. Clamoroso: il piantone dello sterzo che si spezza nel punto più veloce del circuito, il pilota che se ne rende conto e prova a pigiare con tutte le sue forze sul volante per trovare un minimo d'attrito per far mutare traiettoria alle ruote, uno schianto tremendo, il buio. Eterno. E' il 1 maggio 1994. E' il triste giorno in cui il grande campione, all'età di 34 anni, scompare tragicamente entrando di fatto come un mito e per il suo talento, la sua serietà e la sua umanità - una leggenda, nella storia dello sport mondiale.
Le sue frasi celebri:
-Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita.
-Non potrai mai cambiare il mondo da solo. Però puoi dare il tuo contributo per cambiarne un pezzetto. Quello che faccio davvero io per la povertà non lo dirò mai. La F1 è ben misera cosa in confronto a questa tragedia.
-Sono un privilegiato, ho sempre avuto una vita molto bella. Ma tutto quello che ho ottenuto dalla vita l’ho guadagnato con l’impegno e il desiderio fortissimo di raggiungere i miei obbiettivi , di vincere, nella vita, non come pilota. Perciò lasciate che vi dica che chiunque voi siate nella vita, sia che siate al livello più basso, o al più alto, dovete avere una grande forza e una grande determinazione e dovete affrontare qualsiasi cosa con grande amore e fede in Dio e un giorno raggiungerete i vostri obbiettivi e avrete successo.
-Non ho idoli. Ammiro il duro lavoro, la dedizione e la competenza.
-Ogni persona ha la sua fede, il suo modo di guardare alla vita. La maggior parte della gente rifiuta temi come questi. Per quanto mi riguarda l'importante e essere in pace con se stessi. Il modo per trovare questo equilibrio per me passa attraverso la fede in Dio.
-I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità.
-Se ho fatto le cose che ho fatto è perchè ho avuto, nella vita, una grande possibilità. Crescere nel modo giusto, vivere bene, godere di una buona salute, imparare molto. E sono stato aiutato, nei momenti giusti, ad andare nella giusta direzione.
-La vita è troppo breve per avere dei nemici.
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Data: 27/11/2009 Ora: 10:59 Accadde Oggi: * 1973 - Il Senato degli Stati Uniti vota 92 a 3 per la conferma di Gerald Ford come Vice Presidente degli Stati Uniti (il 6 dicembre, la Camera lo confermerà con 387 voti a 35).
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